L’esposizione si pone come prolungamento della Settimana dell’Arte che, nella visione dell’artista, dovrebbe estendersi per tutto il mese di novembre e non rimanere compressa in pochi giorni.
L'inaugurazione avverrà alle ore 18:00, con la presenza dell'artista che guiderà i visitatori in un percorso alla scoperta delle sue opere e del significato che si cela dietro di esse. Sarà un’occasione unica per interagire con Galetto e approfondire il suo approccio creativo.
Potremo ammirare fino al 20 novembre 20 opere su tela acrilco nero carbone e bianco eavy body.
Una
mostra che nasce, secondo le parole dell’artista torinese, “come
fosse una radiografia della nostra fragilità, o di un’impressione
retinica di qualcosa che ho visto”, con l’intenzione di mettere a
fuoco il contrasto tra gioia e dolore, buio e luce.
Scrive il critico Andrea Dusio, che da anni segue il percorso artistico di Galetto:
“Galetto si sistema in un nuovo studio, in collina, immerso nel verde. Una delle sue fughe dalla somma di tutto ciò che detesta e però inevitabilmente lo attrae, come una cosa che non si fa più ma si amava fare in un tempo lontano. È a dodici minuti dal centro di Torino, ma allo stesso tempo è un luogo dove il mondo lo puoi mettere tra parentesi, dimenticare che ci sia. Fino a convincerti che non c’è più davvero. Nel giardino ha una pianta di Dalia, che dall’inizio dell’estate sino alle prime settimane dell’autunno fiorisce in maniera straordinariamente copiosa, con un’eccedenza sorprendente di bellezza e di colore. C’è sempre qualcosa che ci colpisce e in qualche modo ferisce, nell’indifferenza con cui la bellezza registra i nostri moti dell’anima, continuando a perpetuarsi con quella postura iperuranica, di ciò che non è toccato dalle nostre vicende. Galetto, per cui la questione della bellezza è al centro di un dibattito morale continuo, condotto soprattutto con sé stesso, osserva la struttura della Dalia e si chiede probabilmente se, spogliata dell’esperienza sensuale del colore, contenga in sé una cifra universale, che trascende l’estate e la sua brevità, vive nel mondo e però è capace di abitare anche dove il mondo sia effettivamente finito. Si affida al segno, e a nient’altro. E qui occorre fare una premessa, perché Galetto è un rabdomante del segno, sa collegarlo a parti differenti della sua intelligenza emotiva, lascia condursi come un jazzista che improvvisa, gli servono pochissimi elementi per sviluppare per comporre in corso d’opera. La forma della Dalia è d’altronde un archetipo di bellezza, uno standard – in senso jazzistico ovviamente. Una forma sempre uguale che varia a seconda dell’interprete, della sua sensibilità, energia, da quello che sa aggiungere e togliere, lasciandola pienamente riconoscibile e però trasfigurandola in altro da sé”.
Paolo Galetto:
"Dahlia
nonaverepauradelbuio"
Gaze
Arte Contemporanea, Strada Tetti Bertoglio, 146
Torino
Inaugurazione: 7
novembre 2025, ore 18:00
dal 7 novembre al 20 dicembre 2025
IG:@gaze_superga


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