Quattro artiste, Marina Carr – Federica Rosellini – Rä di Martino – Daniela Pes, convergono nella creazione di un unico oggetto performativo inedito, ibrido, imprendibile. Marina Carr, una delle più importanti drammaturghe irlandesi, ha scritto iGirl per questi tempi di incertezza. Oggetto indefinibile, sciamanico, sconvolgente. Federica Rosellini fonde teatro, videoarte e musica e ne fa un rito moderno, uno sconfinamento nell’arte contemporanea.
Frammenti poetici, ricordi privati, odi personali a grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica affrescano una tela caleidoscopica in 21 quadri. Tradotto da Monica Capuani e Valentina Rapetti, iGirl ha affascinato Federica Rosellini, che ha deciso di portarlo in scena fondendo teatro, videoarte e musica, trasformando il testo in un rito contemporaneo. Suoni preistorici e sperimentali, un immaginario visionario e un linguaggio selvatico creano un’esperienza scenica immersiva, in cui il corpo della performer diventa corpo transumante, corpo-graffito, corpo-tatuaggio, veicolo di rifrazione e trasformazione continue.
Il testo di questo spettacolo è compreso nel volume iGirl. Ecuba, pubblicato da Einaudi nella Collezione di teatro. In libreria dal 5 marzo.
Lunedì 9 marzo h 19, al Circolo dei lettori Torino, si terrà la presentazione del libro Einaudi di e con Marina Carr, con Monica Capuani e Federica Rosellini. Info
"Il mito vuole che, mentre Eracle sta per uccidere Idra, un gigantesco granchio, il Cancro, esca dall’acqua e frapponga il suo corpo per proteggere la vittima. Il Cancro per me è il simbolo di un femminile orgogliosamente mostruoso, fragile e coraggioso, che dobbiamo vedere riemergere dalle acque.” Federica Rosellini prosegue raccontando.
Il corpo di iGirl è anche corpo-tatuaggio. Il tatuaggio, nato insieme all’arte parietale, è la sua versione nomade: mentre l’uomo delle caverne dipingeva i muri per lasciare traccia della propria presenza stanziale, i popoli erranti tracciavano segni sulla pelle, portando con sé le proprie storie. L’arte del tatuaggio è dunque arte parietale in cammino, parete vivente, archivio di paesaggi, dolore e guarigione. Le linee di Ötzi — il primo corpo tatuato della storia europea — diventano le linee di un corpo-mappa, fragile e sacro, su cui la memoria si incide come una ferita luminosa.
Accanto al Matto, in scena compare una gallina: compagna di viaggio antiepica, troppo spesso svilita da uno sguardo specista, sopravvissuta dalla preistoria ma senza memoria, in fondo come noi Homines sapientes. È una creatura biologicamente in grado di piangere, ma incapace di farlo. Nella sua impossibilità di lacrimare si riflette quella delle donne di questo poema che non versano lacrime e sono chiamate a sostenere l’insostenibile senza concedersi né pianto né rabbia. Mentre gli esseri umani restano asciutti, è il cielo a piangere: nevicano farfalle, piove cenere, brucia il firmamento.
Il paesaggio di iGirl scivola dal ghiacciaio preistorico alle terre desertificate dell’Antropocene. È un mondo yourcenariano, insieme arcaico e terminale: là dove un tempo cresceva il bosco, ora l’erba è secca, e il cielo in fiamme annuncia il giudizio. La drammaturgia segue la mappa simbolica degli Arcani maggiori dei Tarocchi, disegnando un percorso di discesa e metamorfosi, un viaggio nella psiche e nella materia. Dall’Arcano XI – La Forza – inizia la discesa nelle caverne, fino all’inondazione finale: l’acqua troppo a lungo trattenuta, costretta, si alza e travolge tutto, come un ritorno alle origini o una fine del mondo.
porta verso l’intimità dei corpi e delle coscienze. Attraverso lo sguardo si compie il viaggio iniziatico dell’opera: dall’esterno verso l’interno, dalla percezione del mondo alla percezione di sé. In questo contesto si inserisce il brano musicale di Daniela Pes, intitolato Erito, che evoca Eritto o Ericto, la prima negromante. Figura enigmatica e potente, trasformata in mostro dalle leggende, Eritto incarna la forza del femminile che attraversa il confine tra visibile e invisibile, tra vita e morte, tra mito e corporeità. La musica restituisce questa potenza ancestrale, sospesa tra passato e futuro, creando uno spazio sonoro che accompagna il corpo della performer nel suo viaggio di conoscenza, metamorfosi e resistenza. Perchè iGirl è anche e soprattutto un’epopea dei corpi minoritari: i corpi che la Storia ha sacrificato o dimenticato, i corpi femminili, queer, animali, selvatici, spirituali. Tutti i corpi non conformi che il potere ha marchiato come anomali, impuri, indegni. Attraverso di essi, l’opera denuncia un sistema politico e religioso fondato sulla strage — la strage originaria che ci ha costituiti come specie e come civiltà. È la lunga violenza del patriarcato, dell’imperio teologico e coloniale, che ha edificato la propria idea di “umano” sull’esclusione e la cancellazione dell’altro. iGirl smaschera questo fondamento stragista, rivelando come ogni nostra identità sia costruita sulle rovine di ciò che abbiamo distrutto. E in quei corpi minoritari e nelle loro ferite trova la possibilità di una nuova nascita. In questo paesaggio in trasformazione, si staglia il femminile mostruoso. Le “Mostresse” — figure marginali, ibridate, cancellate dagli eroi maschili della mitologia — ritornano a reclamare la propria voce. Come il Cancro che Giunone trasforma in costellazione, esse riemergono dall’acqua alla fine dei tempi, orgogliosamente mostruose, potenti e fragili, coraggiose. Il viaggio che sembrava in cerca del padre si rivela allora come un viaggio verso la madre, verso la linea materna e primordiale da cui la Storia ci ha separato. È la ricerca di un femminile non pacificato, selvatico, che unisce la ferita alla forza di rinascere.
Quattro artiste — Marina Carr, Federica Rosellini, Rä di Martino e Daniela Pes — uniscono le loro visioni in un oggetto performativo inedito, ibrido, imprendibile. Attorno a loro, altre presenze decisive: i tatuaggi e i costumi di Simona D’Amico, gli elementi scenico-meccanici di Paola Villani, il light design di Simona Gallo e il sound design di Gup Alcaro. Insieme, guidate dalla regia di Rosellini, creano un ecosistema estetico che fonde voce, immagine, luce e materia in un unico respiro organico.
iGirl è dunque un cammino di pelle e pietra, di fuoco e acqua, di silenzio e memoria. Un canto per le creature senza lacrime, per le antenatə bruciate, per le donne che sopravvivono al mondo e lo raccontano. Un poema visivo e sonoro che interroga il nostro tempo. Nel corpo tatuato e nel passo del Matto, nell’occhio che guarda il cielo in fiamme e nella gallina che ora piange sopravvive una domanda: come possiamo ancora attraversare il mondo, senza dimenticare chi siamo stati e ciò che abbiamo distrutto?
iGirl
Teatro Astra
10 - 15 marzo 2026
durata 100 min
orari mar h 21 | mer h 19 | gio h 20 | ven h 21 | sab h 19 | dom h 17
di Marina Carr
traduzione Monica Capuani e Valentina Rapetti
performer e regia Federica Rosellini
video Rä di Martino
musica originale Daniela Pes
sound designer G.U.P. Alcaro
disegni tatuaggi e costumi Simona D’Amico
scenografia Paola Villani
light designer Simona Gallo
dramaturg Monica Capuani
aiuto regia Elvira Beraducci
assistente alla regia Barbara Mazzi
coproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile Bolzano, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale
sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival
in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi
diritti di rappresentazione a cura di THE AGENCY (London) LTD




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