In
vista delle celebrazioni per i suoi duecento anni di vita, che
cadranno nel 2024, il Museo Egizio di Torino a partire dal 7 ottobre
2019 chiude per un paio di mesi le sale collocate all'inizio del
percorso espositivo, nella zona dell'ipogeo, per ristrutturare
completamente le esposizioni che narrano la storia del museo stesso,
a partire dalla sua fondazione.
Nell'ottica
di una migliore fruibilità da parte del pubblico, il progetto
intende consentire
una miglior comprensione del motivo per cui a Torino si trova la più
grande collezione egittologica al mondo dopo quella del Cairo. A
partire dalla domanda “perché un museo egizio a Torino?” verrà
approfondito il legame tra la storia dei reperti custoditi dal Museo
e quella del territorio torinese, ma anche piemontese e nazionale,
nonché il contributo che egittologi e archeologi, anche piemontesi,
hanno dato alla disciplina e collezione del Museo.
La
maggiore novità del nuovo allestimento,
sviluppato
con la curatela scientifica di Beppe Moiso e Tommaso Montonati, sarà
la ricostruzione di come doveva presentarsi ai visitatori una sala
del Museo nel 1800: uno spazio che riprodurrà l’allestimento
tipico di un museo antiquario, in cui sarà possibile osservare i
reperti così come accadeva nel XIX secolo. Non mancheranno
ovviamente le postazioni multimediali integrate nel percorso, che
forniranno informazioni supplementari rispetto ai testi di sala e
alle didascalie.
Nella
prima sala si affronterà il legame tra la città di Torino e
l’Egitto antico a partire dal XVI secolo, quando i duchi di Savoia
spostarono la loro capitale da Chambery a Torino. Nella seconda sala
si tratterà il tema dei primi grandi viaggi verso l’Egitto,
compreso quello affrontato dal piemontese Vitaliano Donati su
incarico del re Carlo Emanuele III. La terza sala si concentrerà su
alcuni momenti salienti che hanno segnato la nascita
dell’Egittologia, a partire dalla campagna Napoleonica del 1798 e
dalla decifrazione dei geroglifici, con un focus particolare dedicato
alla figura di Bernardino Drovetti
e
al suo ruolo nella nascita della collezione del Museo. L’ultima
sala celebrerà infine la M.A.I. (Missione Archeologica Italiana)
ed Ernesto Schiaparelli, direttore del Museo dal 1894 al
1928.
“Il
riallestimento delle sale storiche rientra a pieno nelle linee guida
del progetto scientifico del Museo" spiega
Christian
Greco,
direttore del Museo Egizio
-
"Crediamo che la musealizzazione passi dalla ricerca, e quindi
dal rinnovamento degli spazi che ospitano la collezione permanente –
dichiara
-. Nei
cinque anni trascorsi dall’inaugurazione del nuovo allestimento, in
particolare, dalle ricerche condotte sugli archivi storico e
fotografico sono emersi nuovi elementi, che rendono necessario un
adeguamento del percorso museale e dei contenuti. Con questo
intervento intendiamo dunque affermare il Museo come uno spazio in
continua evoluzione, non solo sotto il profilo della ricerca, ma
capace di fare di quest’ultima un motore di trasformazione e di
rinnovamento dei suoi spazi”.

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