I
Saloni espositivi della Fondazione
Giorgio Amendola di Via Tollegno 52 a Torino ospiteranno fino al 15 marzo 2020 la mostra Nicola Galante a cinquant’anni dalla
scomparsa. L’esposizione curata da Luca
Motto, ad ingresso libero, sarà inaugurata il 5 dicembre 2019 ore 18.
Questa mostra, grazie alla collaborazione con gallerie e collezioni private, sarà un'occasione per conoscere alcune opere mai esposte e altre che solitamente non sono a disposizione del pubblico. Un'occasione per riscoprire un grande artista che deve tanto a Torino.
Renzo Guasco pubblica nel 1974 Le xilografie di Nicola
Galante. L’artista era mancato il 5 dicembre del 1969 (ricorre pertanto il
cinquantenario della morte) e dal ’54 aveva sospeso la sua attività incisoria,
iniziata nel 1912, assai prima di quella pittorica. Ѐ infatti l’interesse per
la xilografia che – per il tramite dell’amico disegnatore e critico d’arte Kurt Seidel – lo avvicina alle esperienze
dell’Espressionismo tedesco d’inizio secolo.
Ѐ ancora Seidel che gli chiede di illustrare Torino mia. Impressioni
di uno straniero, e che gli lascia in eredità, oltre le sue annate di Der
Sturm, il rapporto con Ardengo Soffici, che produce una proficua
collaborazione con la rivista Lacerba e soprattutto una intelligente e
attiva apertura sulla modernità: da Cézanne attraverso il Futurismo (scambi con
Prampolini e Boccioni) fino al “nuovo primitivismo” del primo dopoguerra. Nel
1920, su Rete mediterranea, Soffici lo accosta a Rosai e Garbari: è maturato il tempo della pittura – i
Macchiaioli – Cézanne e Braque sono i suoi modelli. Negli anni immediatamente successivi
Casorati, Gobetti e Lionello Venturi lo introducono nello scarno panorama della
pittura moderna a Torino. Venturi, nel frontespizio de Il gusto dei
primitivi pubblica una sua incisione e nel ‘29 favorisce il suo inserimento
nel gruppo dei Sei di Torino. Ѐ noto che il gruppo si scioglie nel giro
di pochi anni, anche per il venir meno del mecenate Riccardo Gualino, che nel
‘30 aveva sovvenzionato un viaggio di Galante a Parigi, e la partenza da Torino
del critico Venturi, ma l’attività dell’artista non vien meno, né quella
dell’incisore che ha come riferimento soprattutto l’ambiente del fiorentino Selvaggio,
né quella del pittore, che insiste su temi paesaggistici e soluzioni
cézanniane. Nel secondo dopoguerra, Galante muta, apparentemente, registro; la
sua pittura diventa cromaticamente smagliante: colori puri, campiture nette in
una limpida calcolata rete disegnativa.
Così fino alla morte, ma resta intatta la sua onestà operativa, di artigiano,
guidata da un gusto che sa giostrare tra “semplicità” e raffinatezza. Un
“fauve” nostrano. Ѐ dalla mostra al Foyer del Regio, Torino 1977, curata da
Renzo Guasco, che non si tiene una esposizione esauriente di Nicola Galante;
infatti tutte le mostre che lo hanno coinvolto – e non sono poche –hanno
infatti puntato su aspetti o
momenti del suo lavoro, invece
complesso e assai articolato nella sua unità.
Fondazione Giorgio
Amendola
Via Tollegno 52
orario:
dal lunedì al venerdì 10-12 / 15.30-19,
sabato 10-12.30
Sabato pomeriggio, domenica e visite guidate su prenotazione.
tel 011 2482970 - 3482211208
www.fondazioneamendola.it - info@fondazioneamendola.it

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