mercoledì 4 dicembre 2019

Alla Fondazione Giorgio Amendola la mostra sul pittore Nicola Galante a cinquant’anni dalla scomparsa


I Saloni espositivi della Fondazione Giorgio Amendola di Via Tollegno 52 a Torino ospiteranno fino al 15 marzo 2020 la mostra  Nicola Galante a cinquant’anni dalla scomparsa. L’esposizione curata da Luca Motto, ad ingresso libero, sarà inaugurata il 5 dicembre 2019 ore 18.

Questa mostra, grazie alla collaborazione con gallerie e collezioni private, sarà un'occasione per conoscere alcune opere mai esposte e altre che solitamente non sono a disposizione del pubblico. Un'occasione per riscoprire un grande artista che deve tanto a Torino.

Renzo Guasco pubblica nel 1974 Le xilografie di Nicola Galante. L’artista era mancato il 5 dicembre del 1969 (ricorre pertanto il cinquantenario della morte) e dal ’54 aveva sospeso la sua attività incisoria, iniziata nel 1912, assai prima di quella pittorica. Ѐ infatti l’interesse per la xilografia che – per il tramite dell’amico disegnatore e critico d’arte Kurt  Seidel – lo avvicina alle esperienze dell’Espressionismo tedesco d’inizio secolo.  Ѐ ancora Seidel che gli chiede di illustrare Torino mia. Impressioni di uno straniero, e che gli lascia in eredità, oltre le sue annate di Der Sturm, il rapporto con Ardengo Soffici, che produce una proficua collaborazione con la rivista Lacerba e soprattutto una intelligente e attiva apertura sulla modernità: da Cézanne attraverso il Futurismo (scambi con Prampolini e Boccioni) fino al “nuovo primitivismo” del primo dopoguerra. Nel 1920, su Rete mediterranea, Soffici lo accosta a Rosai e Garbari:  è maturato il tempo della pittura – i Macchiaioli – Cézanne e Braque sono i suoi modelli.  Negli anni immediatamente successivi Casorati, Gobetti e Lionello Venturi lo introducono nello scarno panorama della pittura moderna a Torino. Venturi, nel frontespizio de Il gusto dei primitivi pubblica una sua incisione e nel ‘29 favorisce il suo inserimento nel gruppo dei Sei di Torino. Ѐ noto che il gruppo si scioglie nel giro di pochi anni, anche per il venir meno del mecenate Riccardo Gualino, che nel ‘30 aveva sovvenzionato un viaggio di Galante a Parigi, e la partenza da Torino del critico Venturi, ma l’attività dell’artista non vien meno, né quella dell’incisore che ha come riferimento soprattutto l’ambiente del fiorentino Selvaggio, né quella del pittore, che insiste su temi paesaggistici e soluzioni cézanniane. Nel secondo dopoguerra, Galante muta, apparentemente, registro; la sua pittura diventa cromaticamente smagliante: colori puri, campiture nette in una limpida  calcolata rete disegnativa. Così fino alla morte, ma resta intatta la sua onestà operativa, di artigiano, guidata da un gusto che sa giostrare tra “semplicità” e raffinatezza. Un “fauve” nostrano. Ѐ dalla mostra al Foyer del Regio, Torino 1977, curata da Renzo Guasco, che non si tiene una esposizione esauriente di Nicola Galante; infatti tutte le mostre che lo hanno coinvolto – e non sono poche –hanno infatti puntato su aspetti o  momenti  del suo lavoro, invece complesso e assai articolato nella sua unità.

Fondazione Giorgio Amendola
Via Tollegno 52
orario:
dal lunedì al venerdì 10-12 / 15.30-19,
sabato 10-12.30
Sabato pomeriggio, domenica e visite guidate su prenotazione.
tel 011 2482970 - 3482211208
www.fondazioneamendola.it - info@fondazioneamendola.it

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