Fabrizio
Caramagna, autore di aforismi
tradotti in undici lingue, uno degli autori
italiani in vita più citati, dà il suo personale contributo in
questo periodo di quarantena. Il
suo nuovo manoscritto doveva essere distribuito a fine marzo, ma la
quarantena ha reso necessario posticipare il tutto. Il poeta allora
ha deciso di regalare al pubblico ogni giorno parte della sua opera.
Malgrado ci siano persone che non conoscono il suo volto, è il caso di dire che i suoi versi siano ovunque:
nelle mostre d’arte, sui barattoli del
caffè, sui menù dei ristoranti, sulle pareti degli uffici; persino
sui cartelli di benvenuto in siti turistici, come capita a Castro,
Puglia, davanti ad una delle più belle spiagge del Salento.
Insomma: un talento italiano conosciuto
quasi solo all’estero.
Ecco
allora la sua storia.
Fabrizio
Caramagna, classe 1969, cresce nella campagna torinese. Compie i suoi
studi a Torino dove frequenta il Liceo Classico con ottimi risultati.
“Abitavo nell’estrema periferia e quel
Liceo prestigioso di Torino mi accettò per il rotto della cuffia.
Per dimostrare il mio valore non andavo alle feste, ma studiavo. La
cosa divertente è che già allora i miei temi non superavano le due
pagine. Il mio compagno di banco mi suggeriva di allungare ed invece
io accorciavo. Fortunatamente la mia insegnante approvava la brevità.
Era la fine degli anni Ottanta; una
classica lettera d’amore doveva essere lunga almeno quattro pagine,
ma per me tre righe erano già più che sufficienti. Senza saperlo
ero un precursore dei tweet amorosi”.
Dopo
il liceo, credendo profondamente nella letteratura, si iscrive a
Lettere Moderne laureandosi con una tesi su Gozzano, che è ancora
oggi punto di riferimento per la conoscenza su quell’autore.
Caramagna scopre, infatti, che Gozzano amava sfogliare i libri della
Biblioteca Civica di Torino, scrivendoci e disegnandoci sopra.
Inediti del poeta vengono a galla, insieme ad una sempre più marcata
predisposizione di Fabrizio per la scrittura. “Alla
fine mi sento di non aver vissuto a pieno la mia giovinezza.
Riversavo i miei pensieri più nella scrittura che nella
comunicazione verbale, con lucidità e profondo senso di giustizia.
Mi sarebbe piaciuto diventare ricercatore universitario, ma le
dinamiche meritocratiche dentro l’Università erano poco
comprensibili per me. Andavano avanti altre persone ed io no. Per
questo decisi di cambiare direzione iniziando il servizio civile. Ma
anche quella volta vinsero le parole: il mio saper scrivere piacque
tanto ad un politico che mi chiese di diventare suo assistente”.
“Presto
compresi che quella vita fatta di compromessi e finzioni non faceva
per me. Fu allora che ripresi in mano la mia antica passione per gli
aforismi e alla fine del Duemila iniziai ad affiancare all’attività
di scrittore quella di studioso, fondando Aforisticamente, il sito di
aforismi più letto in Italia, vera e propria bibbia di consultazione
per chi cerca una frase d’effetto”.
“Io
penso di scrivere dei “poesismi”, dei testi che sono nel medesimo
tempo aforismi e poesie. Dell’aforisma
hanno la brevità e la folgorazione. Della poesia hanno il
romanticismo e la malinconia. Rimane la certezza che l’aforisma
è per me il massimo senso con il minimo delle parole: una scarica
mentale che fa saltare i passaggi intermedi del pensiero e della
logica facendo apparire sensato ciò che è insensato e insensato ciò
che è sensato. Oggi
la frase breve è la principale forma di comunicazione sui social,
insieme al selfie. Compare sotto una foto o accompagna un nostro
stato d’animo, avendo la capacità di riassumere un mondo intero.
Un messaggio chiaro e diretto, subitaneo. Come una nota vocale di
venti secondi”.
Nel
2018 Fabrizio firma con la casa editrice Mondadori un progetto per
due volumi.
Il primo libro, “Il numero più grande è due”, esce
nel gennaio del 2019 ed è a tutti gli effetti il
primo romanzo al mondo fatto di poesie e frasi brevi.
Inserito negli scaffali delle librerie sia nel reparto romanzi che
nel reparto poesie, è stato uno dei libri più letti del passato
anno, con vendite costanti. “Forse dimostra
che la poesia è una costante della nostra vita. Non è un fenomeno
di moda: non ha e mai avrà una scadenza temporale”.
Alcuni
esempi che spero stuzzichino la vostra curiosità.
IL
TEMPO
Il tempo non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni.
Il tempo non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni.
Affidare
l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio, in un
pomeriggio di giochi: quando lo si riprende è di nuovo luminoso e
segna tutti i secondi.L’INCORAGGIAMENTO
Quando stai per crollare, guarda quel piccolo fiore nel prato: mette il sole in ginocchio ogni sera.
Quando stai per crollare, guarda quel piccolo fiore nel prato: mette il sole in ginocchio ogni sera.
Quando sei davanti a un problema,
davanti a una paura,
che tutti i pori della tua pelle,
che tutti gli atomi del tuo sangue,
che tutte le vibrazioni della tua anima
possano dire: “Ce la faccio”.
Cuore, ci sarà un tempo in cui ti rifarai di questo vuoto, e giovani parole si tufferanno su di te e le carezze faranno nidi e le speranze metteranno semi nuovi. E il tuo battito tornerà a essere potente e condiviso
Mi rispose sorridendo, ma non sorrideva solo con gli occhi e la bocca. Il suo sorriso era diventato spazioso come il cielo, e tutto il corpo vibrava di meraviglia. E' come quando si entra in un giardino, e nel giardino c'è una rosa appena fiorita, e la rosa ci sorride.
LA
DISTANZA
C’è un cielo che potrei sedermi qui e raccontartelo. E dirti quanti colori gli mancano quando non ci sei.
Le cose che si sentono anche se sei lontano.
Le campane della chiesa. Il fischio del treno. Le ambulanze. Un cane che abbaia. Gli aeroplani. I tuoni. Le persone che ti mancano.
C’è un cielo che potrei sedermi qui e raccontartelo. E dirti quanti colori gli mancano quando non ci sei.
Le cose che si sentono anche se sei lontano.
Le campane della chiesa. Il fischio del treno. Le ambulanze. Un cane che abbaia. Gli aeroplani. I tuoni. Le persone che ti mancano.
L’amicizia: due corde intonate che vibrano insieme anche se sono lontane. E se una di loro è toccata, vibra anche l’altra della stessa musica.
LA PRIMAVERA
Primavera che brilli nell’aria,
insegna anche a me la formula
dell’essere una rosa.
Dalla mia mente si diparte una strada di primavera,
e sulla strada passeggiano una stella e una margherita
ed ecco, poco più in là, il tuo sorriso come una calda casa abitata.
Aspettami, arriverò domani.
La
primavera è un’opera teatrale in più atti. Ogni giorno c’è
l’entrata in scena di un attore diverso. Una gemma che si apre, una
rondine che appare, un fiore che sboccia, una foglia che si schiude,
una luce che brilla.
LA CASA
La casa? È castello e isola, torre e caverna,
miracolo e quotidianità, ordine e calore,
e la voce delle cose che ci aspettano ogni giorno al nostro rientro.
Amo le case piccole.
Colme di luci che si azzuffano sotto la finestra,
piene di libri letti e con il parquet rigato dalla felicità.
Quando attraversi un corridoio al buio senza farti male. Perché riconosci ogni piastrella, ogni odore, ogni suono.
Dev’essere così con una persona. Attraversarla al buio e sentirsi a casa.
Riferimenti:

Nessun commento:
Posta un commento